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20/10/2005
Virgilio News - Lavoro/ Il Vangelo secondo precario, film sulla vita da stagista
 

Milano, 20 ott. (Apcom) - "Allora santo subito?", "Oh Dio, Sandro, diciamo che per il momento sarai S. Precario. Con quel nome e quel cognome...". Inizia così la storia di Sandro Precario, ex pugile lasciato morire "per errore" dalla divina provvidenza, davanti a un San Pietro che ha tutta l'aria di essere un burocrate dell'ufficio accettazioni, ne "Il Vangelo secondo precario, storie di ordinaria flessibilità", lungometraggio dell'esordiente Stefano Obino prodotto da Oltremedia, che da oggi è in un centinaio di circoli Arci e scuole di tutta Italia e che lunedì sera esordisce nei cinema "veri", con la prima all'Anteo di Milano. Oggi è stato presentato in anteprima alla Camera del lavoro di Milano.

Neanche in paradiso c'è la pace eterna ma il lavoro sì, precario naturalmente. L'aspirazione ad un "contratto di lavoro eterno", o almeno "un part time infinito" di S. Precario deve scontrarsi con la gavetta del tirocinio non retribuito. E le apparizioni sovrannaturali in terra? "Si sa, sono pause pranzo, pomeriggi di permesso", gli spiega San Pietro. Ed è in quelle pause dall'ufficio dove Precario viene messo in prova (deve archiviare un mare di 'pratiche': preghiere e lagnanze di chi sulla terra chiede un lavoro o lamenta un licenziamento) che incontrerà, palesandosi in una Milano che non ha tempo da perdere, i quattro protagonisti delle storie di precariato selvaggio attorno a cui si sviluppa la pellicola.

"Il lavoro mobilita l'uomo" recita il titolo di un capitolo, con voluto calembour. Flessibilità come minaccia, contratti a tempo indeterminato come agognata meta. Precariato nel film è sinonimo di lavoro di bassa qualità, incertezza continua, piccoli ed enormi ricatti del superiore davanti a cui cedere è perdere l'integrità e negarsi significa troncare ogni rapporto professionale. Un film 'di classe', si direbbe, ma in tempi in cui le classi socialisono molto meno definite di pochi decenni fa. "Il Vangelo secondo Precario prova a "raccontare il problema. Se avessimo voluto dare le soluzioni saremmo caduti nel manifesto politico", spiega il produttore (ma figura anche tra gli sceneggiatori e gli attori) Stefano Cella, quando i cronisti gli chiedono se non si tratti di un film "a senso unico".

Sicuramente si tratta di un film coraggioso, se non altro per il modo in cui è stato prodotto. Budget bassissimo, 40mila euro in totale, un tempo di sei mesi dall'inizio del progetto alla consegna nelle sale, e soprattutto un finanziamento che forse dall'insegnamento del precariato ha tratto l'ingegnosità. Sul sito www.il vangelosecondoprecario.org veniva offerto il dvd del film insieme al nome nei titoli di coda a chi avesse contribuito con almeno 10 euro alla realizzazione. Sono stati 250 i piccoli produttori esecutivi. Naturalmente con un aiuto: Provincia di Milano, Arci, Acli, Fisascat Cisl, Nidil Cgil Sma, Insieme salute, Mutuo soccorso Cesare Pozzo. E gli attori, tutti professionisti, hanno portato nella recitazione molto della propria esperienza di precari, come ha spiegato Cella.

Il film viene lanciato in occasione del secondo 'compleanno' della legge Biagi, proprio mentre le organizzazioni sindacali dichiarano lo stato di agitazione negli enti pubblici non economici per il personale interessato. Secondo il segretario generale della Cgil Milano Giorgio Roilo, intervenuto all'anteprima, "sono 2,8 milioni i precari nel nostro Paese, 600mila in Lombardia e 300mila solo a Milano, il 50% dei quali dopo 4 anni non riesce a trovare una stabilità lavorativa". L'assessore provinciale al lavoro Luigi Vimercati ha ricordato come non si tratti più "solo di giovani. Un assunto su due a Milano è precario e si assiste a una stabilizzazione del precariato". Precariato che è una condizione personale ma che diventa "precariato sociale".


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