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21/10/2005
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«San Precario» è solo l'ennesimo attacco alla legge Biagi

di Francesco Pasquali - 21 ottobre 2005

Con l'ultima trovata cinematografico-sindacale, Il Vangelo secondo Precario, la sinistra e i sindacati, tentando di demonizzare ancora una volta la legge Biagi, dimostrano che sul tema del lavoro non sanno davvero più che pesci prendere. Il lungometraggio che esordirà all'Anteo di Milano, infatti, è lanciato scientificamente: sia in occasione del secondo «compleanno» della legge Biagi e della sinistra pubblicazione dello screening made in Cgil (per l'esattezza elaborato niente meno che dalla Nidil-Cgil, il sindacato dei lavoratori atipici), sia mentre le altre organizzazioni sindacali dichiarano lo stato di agitazione negli enti pubblici non economici per il personale interessato. Anche se il costo per la realizzazione del film è relativamente esiguo, circa 40 mila euro (sborsati da Provincia di Milano, Arci, Acli, Fisascat Cisl, Nidil Cgil Sma, Insieme Salute e simili), il guasto che la proiezione produce, se non preceduto dall'avvertenza che si tratta di un genere fantasy, è enorme: disinformazione allo stato puro per fini squisitamente politici.

L'operazione è semplice: utilizzare il grande schermo per continuare a criminalizzare la legge Biagi accusandola di produrre «cattiva occupazione», come dichiara sfacciatamente Epifani. Altro che precariato, la riforma Biagi riorganizza e rende più trasparente il mercato del lavoro, impedendo, diversamente dal passato, il proliferare dei canali clientelari che nel Mezzogiorno raggiunsero livelli imbarazzanti per un Paese che orgogliosamente si definisce europeo.

La riforma Biagi, con i suoi innovativi aspetti giuridico-normativi (ad esempio l'anagrafe del lavoratore e la Borsa nazionale del lavoro), oltre a fornire nuove tutele, a ridurre drasticamente il tasso di disoccupazione e a garantire più opportunità ai giovani, combatte quella mentalità, fortemente radicata in certi ambienti corporativi, da sempre ostile ad ogni forma di cambiamento. Ci appare dunque lecito domandarci: non sarà che chi vuole cancellare questa riforma, Cgil in testa, senza peraltro proporre una soluzione alternativa credibile, è un nostalgico del vecchio e fruttuoso metodo clientelare?

! Francesco Pasquali
pasquali@ragionpolitica.it