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21/10/2005
IL MANIFESTO
 

 Viviamo nel paese delle raccomandazioni. Così, anche per realizzare il film Il Vangelo secondo Precario si è dovuto ricorrere al solito metodo. Non per ottenere finanziamenti dal ministero, neppure per avere entrature particolari nel mondo del cinema. L'idea è stata quella di avere una spintarella da persone generiche, tante. Ecco quindi una richiesta fatta in rete per ottenere sostegno economico volto a realizzare un film sul precariato. E il bello è che rispondono in tanti, circa 250 persone, disposte a dare tra i 10 e i 50 euro in cambio del nome nei titoli di coda. Entrano anche Cgil, Arci, Fisascat, Società di Mutuo Soccorso, Provincia di Milano e il gioco è fatto. 40mila euro per un film, a soggetto, di un'ora e mezzo. Che in poco più di sei mesi da idea strampalata diventa oggetto concreto. Visibile da lunedì prossimo (a Milano, la sera alle 20,30 e 22,30 all'Anteo, su spinta della Provincia, in Italia grazie a un'infinità di organismi e associazioni). La storia è semplice, non banale. Quattro protagonisti, tutti in qualche modo accomunati dal lavoro precario.
Ecco Marta, lungo curriculum di licenziamenti e vaffanculo, impegnata a realizzare interviste per una prestigiosa azienda che sottopaga il lavoro. Poi Franco, oberato da prestiti e debiti, chiamato per nemesi a lavorare, a percentuale, per una finanziaria che dovrebbe erogare denaro ai richiedenti. Dora è invece stagista, da sempre e senza prospettive, presso una società di produzioni televisive, non intende civettare, tantomeno sgomitare, quindi subisce e lavora, gratis. Infine Mario, avvocato senza pelo sullo stomaco, schiacciato tra il cinico titolare dello studio e un collega schifato dal fatto di dover mettere anni di studio al servizio di pescecani che approfittano dell'ignoranza della gente. Su tutti veglia Sandro Precario, pugile morto per incidente. Nel senso che è stato investito, mentre Alberto da Giussano impugna lo spadone sullo sfondo, ma non era il suo momento, quindi Pietro approfitta del suo nome, non lo fa santo subito, ma giocando sull'equivoco lo utilizza come S punto, seguito dal cognome, e gli assegna l'incarico almeno di ascoltare le lagnanze dei precari di fatto. All'insegna di frasi come «hai un problema trasformalo in sogno», cui si contrappongono «il lavoro ti vincola, perderlo non ti libera», scorrono le immagini di una commedia amara, realizzata da Stefano Obino, prodotto da Oltremedia, con professionisti sconosciuti (e pagati, poco, ma pagati) che hanno trovato una strada singolare per approdare al cinema.

Antonello Catacchio