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21/10/2005
LA STAMPA
 
venerdì 21 ottobre 2005


Pagina 23 - Economia



LAVORO AL CINEMA - IL FILM DI OBINO, CON SPONSOR CGIL, SUL MONDO DEI LAVORATORI ATIPICI

Avvocato e segretaria fedeli a San Precario
    Fulvia Caprara

    ROMA
    Vite da precari, tra un’umiliazione e l’altra, illuminate dall’unico, grande sogno di un contratto a tempo indeterminato. C’è Dora, laureata con 110 e lode, magra, un po’ allampanata, che, davanti allo specchio, prima di un colloquio, ripete a se stessa «io sono intelligente...Io sono dritta, la mia postura è perfetta», e poi, in ufficio, è costretta a subire la tirannia del perfido boss della «Zenzero tv». Un’emittente che basa il suo successo su programmi come «Capperi, che fico» e «Finocchio ci sarai». C’è la collega di Dora, tutta curve e scollature, che incita l’amica: «Questa è una jungla, svegliati». C’è Marta, anche lei fresca di studi universitari, impegnata a girare di casa in casa con un questionario sul precariato giovanile. C’è Franco, agente finanziario, «nostalgico degli Anni 70», raggiunto dalla notizia che il suo romanzo «Tutti frutti» sarà finalmente pubblicato quando ormai è troppo tardi per essere felice. C’è Mario, avvocato in attesa di diventare socio nello studio in cui lavora, che festeggia con la fidanzata la notizia dell’assunzione: «Brindiamo perché da oggi sono un mostro». E su tutti aleggia un santo per sbaglio, Sandro Precario, giovane pugile finito in Paradiso prima del tempo e accolto da un San Pietro-burocrate: «Scusi, ha preso il numero?». Per lui, arrivato in cielo con trent’anni di anticipo, le uniche possibilità di riapparire sulla terra sono legate alla «pausa pranzo» o ai «pomeriggi di permesso».

    Diretto da Stefano Obino e lanciato dalla Cgil in occasione del secondo anniversario della legge Biagi, «Il vangelo secondo Precario» è un film-denuncia venato di ironia e leggerezza, un manifesto politico, ma anche una piccola commedia sulle condizioni di vita di molti trentenni di oggi: «Il cinema italiano - ha spiegato Obino - non ha affrontato con interesse il tema della precarietà. Quando parla dei trentenni, li descrive soprattutto attraverso i problemi sentimentali, io, con il mio gruppo di lavoro, tutti precari del mondo dello spettacolo, ho scelto di raccontare in modo diverso questa difficile situazione. Rispetto ai documentari, che spesso affrontano realtà estreme, che suscitano più compassione che identificazione, abbiamo fatto un film che fa capire come il precariato riguardi tutti, anche quelle professioni che nel passato venivano considerate garantite da un titolo di studio». Verso il finale, quando sullo schermo nero appare la scritta degli Oscar, «and the winner is», la voce del premier Berlusconi fa da contrappunto allo sfogo di Marta: «Anche questi precari, di che cosa si lamentano? Vede, noi abbiamo un sondaggio che dice che l’83% dei giovani italiani sta bene o benino...». «Il film - precisa Stefano Cella, produttore, ma anche attore e sceneggiatore - prova a raccontare un problema. Se avessimo voluto dare le soluzioni saremmo caduti nel manifesto politico».
      Luce bianca, come in un incubo che non finisce mai, immagini che parlano di ansia e di disagio, dialoghi in forma di proclami («Lei è come il nostro Paese, vuole fare i suoi bisogni senza calarsi le braghe»), «Il vangelo secondo Precario» (sottotitolo «Storie di ordinaria flessibilità»), è costato solo 40mila euro, un budget diviso per quattromila azionisti che, versando dieci euro a testa, hanno acquistato il diritto al dvd e all’aggiunta del prorio nome nei titoli di coda. Realizzato in sei mesi, il film sarà mostrato (gratuitamente) in oltre 150 città d’Italia, in occasione della mobilitazione contro la precarietà, a partire da lunedì prossimo, giorno in cui la legge 30 compie due anni. Prima dei titoli di coda, su fondo nero, c’è una frase che avverte: «In Italia esistono oltre 4 milioni di precari».